Guida pratica ai Paesi baltici senza tante cazzate turistiche

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E insomma sono stato nei Paesi baltici (tranne la Lituania). Ci sono andato per due motivi principali:

1. A Riga c’era il concerto dei Rammstein e io sono troppo orrendamente vecchio per smettere di fare cose da giovane per coltivare l’illusione di non essere orrendamente vecchio

2. Nel mio immaginario i paesi baltici sono più misteriosi dei paesi europei generici ma meno inquietanti dei paesi realmente nordici tipo Finlandia, Islanda, Norvegia e meno stronzi dei paesi realmente sovietici tipo Russia e. Tipo Russia.

Come al solito (cfr. https://www.azael.es/guida-pratica-alla-colombia-senza-tante-cazzate-turistiche/), non starò qui a decantare le lodi di queste meravigliose terre di castelli fiabeschi, boschi sterminati e modelle albine criptominorenni. Vi dirò piuttosto di quanto l’uomo moderno abbisogna di sapere per rendere davvero piacevole la propria villeggiatura in questi posti bizzarri.

Monopattini. In Estonia e Lettonia le biciclette e i motorini sono mezzi di trasporto assimilabili alle diligenze. Le automobili invece sono pura merda alimentata a carbone prodotto con le lacrime degli orfani. Se a Riga o a Tallinn guidi un’automobile la gente ti guarda come se ti stessi muovendo a cavallo di un adolescente. In Estonia e Lettonia, paesi civili e protagonisti del nostro tempo, le persone si muovono con i monopattini elettrici.

In queste città luminose ed efficienti è normalissimo veder sfrecciare nelle strade, fianco a fianco, decine di commercialisti incravattati e studenti imberbi su questi trabiccoli sottili e leggerissimi. Il monopattino elettrico si usa in sharing, quindi si può prelevare dai punti di parcheggio predefiniti o semplicemente per strada, abbandonato dal precedente utilizzatore, si paga con un’app e si va dove si deve andare. Una volta arrivati si lascia il trabiccolo dove si vuole. A quel punto succede una cosa eccezionale: il monopattino può — come detto — essere riutilizzato da altri, MA, se nessuno ne ha bisogno, dopo un po’ arriva un furgoncino e se lo porta via. Questi furgoncini non fanno altro che girare per la città per andare a riprendersi i monopattini abbandonati. Tutto il giorno. Tutto il cazzo di giorno. Monopattino –> furgoncino, monopattino –> furgoncino. C’è da dire che i monopattini sono bellissimi ed ecologici, vanno via silenziosi e agili come gazzelle nella savana, non come le puttanate a motore che abbiano noi unni. Peccato solo che a causa delle mostruose emissioni di CO2 dei sedici milioni di furgoncini raccogli-monopattini, tra circa 14 mesi nei Paesi baltici non resterà traccia della vita umana per come la conosciamo.

Luce. I Paesi baltici stanno a nord, molto a nord. Per darvi un’idea, Tallinn sta alla stessa latitudine di Oslo, laddove Oslo sta grossomodo alla stessa latitudine dell’Alaska e di certi pomeriggi di novembre. Per questo motivo, in questi paesi, durante l’estate il giorno non finisce mai, mentre nelle altre stagioni la notte fa sprofondare la vita delle persone in un enorme buco nero di malinconico rancore. Io per fortuna ci sono stato in estate. La cosa buffa è che per noi mediterranei abituati al dolce alternarsi di luce e buio il sole sembra non tramontare mai (ho visto una roba tipo sole anche intorno alle 23), mentre l’alba arriva nel cuore della notte (3.30/4). Tutto bene, se non che i baltici sono letteralmente affamati di luce (dopo l’astinenza dei 9 mesi di notte oscura) e allora han pensato bene di rimuovere il concetto di tapparella dalle loro casette di lego e carbonio. Ciò significa che nei paesi baltici, d’estate, devi abituarti a dormire 4 ore. Per il resto del tempo puoi comodamente goderti quella patina di gesso che ti si forma sulla retina a forza di fissare l’aurora boreale del tuo soffitto.

Via Baltica. Nei Paesi baltici non esistono autostrade. Per andare da Riga a Tallinn bisogna percorrere una specie di strada statale totalmente dritta che passa in mezzo a 400km di boschi. È una strada molto bella, scorrevole e poco trafficata. Diabolicamente ipnotica. Perché alla geometrica funzionalità della strada e alla maestosa bellezza dei boschi si sommano quattro caratteristiche che rendono il viaggio un incubo di terrore in un futuro distopico: 1) il limite di velocità è di 90km/h con tratti a 70km/h 2) i baltici rispettano i limiti in maniera meccanica, anche perché le automobili hanno tutte (TUTTE) cambio automatico, cruise control e controllo automatica della distanza dalla macchina precedente, quindi se anche una testa calda volesse azzardare un tratto di follia adrenalinica a 95km/h, tutta quella meravigliosa tecnologia sarebbe lì a riportarla sulla retta via di una guida totalmente assistita e coccolata 3) pur non essendoci molto traffico, le macchine in senso contrario procedono a distanza di sicurezza di 100m l’una dall’altra, senza soluzione di continuità, rendendo impossibile ogni ipotesi di sorpasso 4) i boschi sono bellissimi ma tutti uguali: stessi alberi, stessa altezza, stessa tonalità di verde. Tutto questo fa sì che l’esperienza di guida sulla E67, la celeberrima Via Baltica, si trasformi un film di Kiarostami di quattro ore con sottotitoli in lettone in cui il protagonista, un uomo che fugge dal proprio passato, viaggia su un binario infinito, mentre tutto intorno si accalcano immagini oniriche di ninnananne preistoriche, pecore che saltano staccionate di velluto, suoni diafani di ruscelli e cinguettii, e il protagonista vorrebbe accoccolarsi tra le fronde degli alberi ma sa che così facendo andrebbe a scontrarsi contro il TIR ucraino trasportante semilavorati di alluminio che lo precede da ormai ventisette anni, quando ancora il mondo era acerbo e nuovo.

Autogrill. La via Baltica, pur essendo un luogo della mente più che un elemento di viabilità, ha — in verità molto poche — delle stazioni di servizio. Solo che le stazioni di servizio baltiche non sono come i nostri autogrill, brulicanti centri abitati densi di sudore operaio e pettinature sovraniste: gli autogrill baltici sono delle casette di legno in cui dei piccoli gnomi sorridenti preparano panini a km 0 per i figli del vicino di autogrill, unici clienti di un luogo magico in cui, se per qualche cazzo di motivo ti serve un Mister Tacchino, non c’è nessun problema: quello è l’albero del pane, quello è il tacchino, quella è sua madre. Sono 7 euro e una ghianda di luna piena.

Cocktail. Nei Paesi baltici il costo della vita è in linea con quello degli altri paesi europei (ad esclusione dei Paesi scandinavi e della Gran Bretagna, che sono cari come la morte e devono quindi andare affanculo); ciò significa che una birra costa 3–4€ (la birra è sempre da mezzo litro, se chiedi una birra piccola ti danno comunque una birra da mezzo litro, ma piccola). Con una cosa però i baltici non hanno fatto pace: i cocktail. I cocktail costano uno sproposito. Ma proprio una cosa fuori misura, tipo uno spritz 10€, un mojito 12€. Al mese.

Vocali. In Estonia e Lettonia le persone parlano l’estone e il lettone. Che buffo, non il portoghese. Due lingue baltiche appartenenti rispettivamente alla famiglia delle lingue ungro-finniche ed indoeuropee. Ciò significa che sono lingue totalmente diverse tra loro, diverse come possono essere diverse il tedesco e il giapponese. Nessuna delle due consente in ogni caso di capire un cazzo, nemmeno per intuizione. Per dire, “ciao”, in lettone si dice “sveiki”, mentre mangiare in estone di dice “sööma”. Con due o e quattro pallini sopra. Questa cosa delle vocali, soprattutto in Estonia è un problema. Perché finchè la tua lingua te la fai tu e la capisci solo tu ok, puoi anche dire “piim” per dire latte. Puoi anche dire “töööö” per dire turno di notte, con quattro o di seguito e 8 pallini sopra (!), ma se con queste vocali infestanti cambi anche la lingua di noi persone normali allora no. Già, perché in Estonia per dire Italia scrivono Itaalia, e per dire bar dicono baar. E così via. Gli estoni vengono a mettere le vocali in casa nostra.

Finlandesi. I lettoni sono più russi, gli estoni sono più scandinavi. Gli estoni, come le donne hanno l’invidia del pene, hanno l’invidia del finlandese, perché i finlandesi sono a un tiro di schioppo però sono ricchi come lammerda. I finlandesi sono ciò che gli svizzeri sono per i lombardi. I finlandesi, consci di questo loro vantaggio competitivo, amano scendere giù-in-Estonia per venire a maramaldeggiare con la loro vitrea vitalità e i loro SUV di frassino. E gli estoni rosicano e invidiano. Ma verrà un giorno in cui gli estoni decideranno di chiudere la frontiera, fondare un partito sovranista con a capo un tizio in canottiera di velluto e chiudere i porti ai migranti finnici, migranti per biechi motivi economici e non per ragioni umanitarie. E che cazzo, mica c’è la guerra in Finlandia.

Mare. Lettonia ed Estonia sono ampiamente bagnate dal mare, hanno coste molto estese che si affacciano sul Mar Baltico. Ci sono località turistiche sul mare, con grandi spiagge sabbiose, e poi lungomari, stabilimenti, insomma tutto come nel mondo civilizzato. Solo che fa un freddo apocalittico. Io ci sono stato ad Agosto e c’erano 15 gradi fissi. Al sole. La temperatura dell’acqua sarà stata di 5 gradi. Questo i baltici lo sanno, ma fanno finta di niente e si fanno il bagno lo stesso. Per fortuna gli abitanti di Estonia e Lettonia, in tutto, saranno tipo 27–28, quindi in queste enormi spiagge ci trovi al massimo 1–2 persone a farsi il bagno e a prendere il cosiddetto sole. E tu li guardi, col tuo piumino vittimista, e loro si fanno il bagno come se fossero a Gallipoli, poi escono, croccanti come Tuc, si stendono sulla spiaggia gelata, reggendosi in bilico su quei loro peli bianchi delle braccia per non toccare terra, fissano il vuoto siderale del cielo, e si godono questa magnifica estate artica.

Movida. Riga è una città molto animata, piena di vita, locali, feste, movida. Tallinn pure, solo che — a causa di quei 3–4 gradi in meno di temperatura — tutta questa roba non è per le strade — dove non c’è mai letteralmente un solo miserabile cane -, ma a casa di uno.

Frutti di bosco. I boschi dell’Estonia e della Lettonia sono pieni zeppi di frutti di bosco. Essendo Estonia e Lettonia quasi interamente ricoperte di boschi, Estonia a Lettonia sono letteralmente invase da frutti di bosco. Ma non per dire. Lungo la famigerata Via Baltica, a un certo punto mi sono fermato su una specie di piazzola per sgranchirmi la vita, e dato che proprio sul bordo della strada c’era casualmente un bel bosco sconfinato, ho fatto qualche passo e mi sono ritrovato nel paradiso dei frutti di bosco: ribes, mirtilli, lamponi, bacche colorate generiche, tutte a disposizione dell’animale raccoglitore per eccellenza: l’essere umano. Poi sono rimontato in macchina, ho fatto qualche chilometro e sul ciglio della strada cosa ti trovo? Un baltico col banchetto che vendeva frutti di bosco. E allora ditelo che non avete voglia di fare un cazzo.

Civiltà e rancore. Nei Paesi baltici sono talmente civili che se butti uno scontrino per terra, loro non solo lo raccolgono, ma te lo riportano, te lo fanno pagare, e devi fargli lo scontrino. Se poi lo butti, il gioco ricomincia. Dà i dadi il primo da sinistra. Comunque c’è da dire che i baltici secondo me non hanno la fissazione per la civiltà, ma per il mostrarsi civili, per il sentirsi civili (e quindi, segretamente, scandinavi e non russi, perché i russi per i baltici sono percepiti come dei buzzurri). Qualsiasi cosa facciano, nel loro cervello l’azione è preceduta da una domanda preliminare: come posso fare questa cosa nel modo più civile possibile? Che ne so, se per esempio un lettone deve darti un’indicazione, lui si ferma, ti sta a sentire, anche 20–25 minuti, elabora una risposta razionale ed esaustiva, quindi ti guarda in silenzio, ti indica esattamente la direzione sulla base di un complesso calcolo goniometrico. Poi tu lo ringrazi, lo saluti. E lui niente. Lui — a sorpresa — ti odia. Perché tu non sarai mai in grado di mantenere il livello di civiltà così in alto; perchè tu sbaglierai qualcosa, aggiungerai elementi di entropia alla perfetta e civile esecuzione del processo. E quindi tutto andrà inesorabilmente a puttane. E lui lo sa da prima, lo sapeva già prima di fermarsi. ma lui è civile e allora esegue comunque il suo compito, come Sisifo che spinge il sasso sulla montagna, una, dieci, cento volte. Il baltico continuerà a essere civile nonostante l’imperfezione del mondo, nonostante gli esseri umani, nonostante tutto. Ma la sua riserva di libertà sta tutta in quel momento sacro del saluto: tu lo saluti, lui ti guarda al limite tra lo schifato e il rassegnato, tu aspetti che lui ricambi, e lui no, lui abbassa gli occhi e sta zitto. A resistere ostinato e sconfitto, partigiano del rancore e della civiltà.

Mangiare. Nei Paesi baltici si mangia sorprendentemente bene. Cioè, in realtà si mangia di merda, solo che i baltici lo sanno e allora hanno messo su questa cosa della Nuova cucina nordica che è un tipo di cucina molto ricercata basata su prodotti del territorio, ricerca sperimentale e petali sparsi nei piatti. I piatti-di-ristorante che ne risultano sono davvero interessanti, con accostamenti audaci, tipo salmone e petali, pollo e petali, petali e menta. Poi presumo che a casa i baltici, la sera, dopo una giornata a raccogliere mirtilli, si tolgano i petali di bocca, rimettano a posto la frocerie (froserì) e tornino a mangiare aringhe secche e frutti di bosco alla bolognaise (bolognès).

Semafori. I semafori nei paesi baltici hanno l’arancione anche tra il rosso e il verde e poi negli attraversamenti pedonali ti indicano i secondi che mancano prima che scatti il verde (la cosa fenomenale è che il tempo varia dinamicamente, forse in base al traffico o chissà per quale altra diavoleria, quindi può capitarti di dover aspettare 8 secondi o 96, sempre in base a una legge superiore che tu, umile attraversatore ignaro, puoi solo contemplare). Queste due caratteristiche fanno sì che le persone possano avere piena cognizione di ciò che sta succedendo, possono programmare la ripartenza in anticipo, organizzare delle attività prima che scatti il verde, fare conversazione, o anche solo decidere se vale la pena di aspettare o se non sia piuttosto il caso di tornare indietro e rifarsi una vita.

Paesini. In Estonia e Lettonia non ci sono molti paesini. Noi italiani siamo ossessionati da questa cosa dei paesini. Paesini, borghetti di pescatori, cose così. Infatti quando sono andato io, ho preso la macchina a Riga e sono andato su fino a Tallinn proprio con l’intenzione di scoprire lungo la strada un po’ di questi graziosi paesini costieri, in cui ritrovare l’autentico spirito baltico (ormai scalzato da uno spirito baltico non autentico che io avrei saputo con certezza riconoscere, semmai me lo avessero propinato con l’inganno). E invece gli altri Stati se ne fregano di riempire gli spazi con paesini e borghetti. Loro piazzano una città qua, una là, e in mezzo tirano una linea dritta per collegarle. Che poi qualcosa c’è, qua e là, poca roba comunque, però qualche cartello ogni tanto si vede. Verso la metà del percorso — ormai in Estonia — mi son detto ok, è ora di cercare un vero paesino baltico autentico, allora ho seguito il cartello per Haademeste, ho fatto un chilometro e in effetti ho trovato una ventina di elegantissime casette colorate di legno, poi ho svoltato e sono uscito da Haademeste. Non un negozio, non un ufficio postale, non un bar, non una fabbrica. Solo 20 casette colorate, perfettamente distanziate l’una dall’altra, alcune aiuole tenute benissimo, molti alberelli. Come fa uno di Haademeste a sbrigare le faccende della vita quotidiana? E dove va quando esce? Dove si drogano i giovani di Haademeste? Nessuno lo sa. Però ora sappiamo che lo spirito baltico autentico è in tutto simile a un foglio excel, cambia solo il tono di verde.

Sport. I baltici sono appassionati di sport. I loro sport preferiti sono il rally e l’hockey su ghiaccio. Per divertirsi invece giocano a pari o dispari col morto.

Fica. Un recente studio dell’Università del Michigan ha rivelato che oltre il 95% dei turisti si reca nei paesi baltici essenzialmente per la fica. Il restante 5% per i frutti di bosco. Pare che anche che in Estonia ci sia la maggior percentuale di modelle rispetto al totale di ragazze in età da selfie. Bene. Sono andato a verificare e mi sento in dovere di fare dei distinguo, ad uso dei sociologi che dovessero recarsi sul posto per approfondire questi importanti studi. In Estonia le donne davvero belle, almeno per strada, non sono molte. Le estoni sono per lo più slavaticcie, alte, bionde e senza culo. Certo, ci sono le tope reali, come in ogni altro posto ad eccezione della Corea del Sud, ma non mi sentirei di consigliare l’Estonia come luogo di approvvigionamento del prodotto topa. In Lettonia il discorso cambia. A Riga, 2 ragazze su 3 sono bellissime. Alte, bionde e more in egual misura, grosse tette rassicuranti, culi alti a zainetto, sguardo intenso, labbra leggermente socchiuse, abbigliamento finto-casual in realtà studiato nei dettagli per creare l’effetto “sono-vestita-con-queste-semplici-cose-ma-ti-assicuro-che-sotto-sono-oscenamente-nuda”. Ecco, le lettoni hanno sempre le labbra leggermente socchiuse, tanto che se un alieno ne prelevasse alcune per un rapido studio sulla razza umana, potrebbe presumere che non abbiano il naso per respirare. Poi le lettoni ti guardano come a chiedere aiuto. Come delle cerbiatte indifese con le labbra socchiuse, il culo a zainetto, le tette prorompenti, in cerca di LASCIAMO PERDERE.
Comunque non c’è niente da fare, come si mangia in Italia, da nessuna parte. Buon viaggio.

La tipica ragazza lettone

Post originale su https://www.azael.es/guida-pratica-ai-paesi-baltici-senza-tante-cazzate-turistiche

per essere un mondo senza alcun senso, senza scopo e senza redenzione, non si mangia neanche male

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